Salve a tutti,
vi chiedo anzitutto di scusare eventuali errori, imprecisioni (e l'eventuale ignoranza crassa

) in questo intervento da parte mia, pregandovi di correggerle ove presenti
In sostanza, se ho capito bene, nel suo spAMP ipotizza, nel file Excel che ha allegato, un confronto fra i due regimi fiscli (regime "minimi 2012" e regime ordinario) per una persona che ogni anno ne RICAVA € 21.000 ogni anno (a cui nel regime ordinrio viene aggiunta l'IVA), e ne SPENDE 3000, quindi con un GUADAGNO (guadagno = ricavi - spese) di 18000 euro annui, ai quali vengono sottratti prima i contributi previdenziali, poi le "tasse" e, nel caso del regime ordinario, anche l'IRAP
e le eventuali detrazioni IRPEF.
Domande (@ spAMP, autore del file Excel):
1) Per evitare confusioni col precedente "regime agevolato" (quello esistente finora) secondo me sarebbe forse più chiaro scrivere "Regime minimi 2012" anziché "Regime agevolato"?
2) Nel regime ordinario, su "Retribuzione con IVA", nella cella B2 la formula non dovrebbe essere "C2/0.79" anziché "C2*1.21"? Ossia, € 26582 lordi (IVA 21% inclusa) - IVA 21% = 21.000 (nel tuo esempio, infatti € 25.410 lordi - 21% IVA = € 20.073.9 netti, e non 21.000).
3) Nella celle C4 e G4, le formule relative alla sottrazione del 20% dei contributi pensionistici ai guadagni non dovrebbero essere rispettivamente "C3*0.8" e G3*0.8" anziché "C3/1.2" e "G3/1.2"? Ossia: € 18.000 ricavi - 20% inps = € 14.400 (e non 15.000).
Dubbi (@ spAMP, autore del file Excel):
1) IRPEF. Scusandomi preventivamente per la mia ignoranza (io sono sempre stato nei minimi e non so nulla praticamente nulla del regime ordinario), puoi spiegarmi la formula adoperata per il calcolo dell'IRPEF ("B11+C4/100+C4/200")? Ossia, per quale motivo l'IRPEF nazionale (€ 3450) viene sommato all'1% del reddito (nel file il reddito è di € 15000) e poi allo 0,5% del reddito (risultato: € 3.675 IRPEF)?
2) DETRAZIONI IRPEF. Puoi spiegarmi perché hai indicato € 2800,00 di detrazioni? E' una stima approssimativa? (Suppongo sia stata indicata per dare un'idea del fatto che nel regime ordinario è possibile detrarre cose che nel regime dei minimi non è invece possibile detrarre: in questo regime infatti è possibile solo detrarre le spese strumentali non superiori i 15.000 euro annui, ma nient'altro).
Osservazioni (@ tutti):
A) SPESE COMMERCIALISTA. Nella comparazione dei due regimi, terrei conto anche della spesa (approssimativa, ovviamente) per il commercialista, che, grazie ai minori adempimenti richiesti ai minimi, è senza dubbio minore in modo sensibile. A parità di fatture emesse e ricevute, io direi di considerare una spesa compresa tra i 500 e i 900 euro di spese di commercialista per il regime dei minimi, e sopra i 1200 euro per quello ordinario (qui chiedo aiuto a chi è più esperto di me poiché per il regime ordinario non ho idee più precise sulle tariffe).
B) TEMPO PERSO E SEMPLICITA' DI GESTIONE E RISCHI. A parte la convenienza puramente economica del regime dei minimi, sulla quale concordo, occorre anche tener conto della convenienza in termini
temporali (il risparmio di tempo - poiché regime dei minimi non richiede praticamente alcun adempimento, solo di conservare le fatture - è notevole) e di semplificazione nella gestione e dei rischi (i minimi sono esclusi dai famigerati studi di settore che valgono invece per il regime ordinario).
C) TIPOLOGIE DI LAVORO E DI CLIENTI. Per chi svolge lavoro di consulenza informatica di qualsiasi tipo, ossia vende SERVIZI e non BENI e di solito poche spese, il regime dei minimi ha l'ulteriore notevole vantaggio di non applicare l'IVA sui prezzi delle fatture. Ciò significa che, di solito, possiamo applicare prezzi più alti rispetto ai nostri concorrenti che applicano il prezzo con l'IVA: anche se è un po' lungo spiegare perché questo vale anche con le imprese o i liberi professionisti, ciò è sempre vero nel caso in cui il cliente sia una Pubblica Amministrazione, dal momento che la Pubblica Amministrazione, a differenza di un'impresa, non si scarica l'IVA (nel caso delle Università sono sicuro, per altre Pubbliche
Amministrazioni non saprei dire se vale per tutte in assoluto). In altre parole, quel 21% di IVA che un nostro ipotetico concorrente nel regime ordinario è costretto a fatturare a un'Università (e poi a versarla allo Stato), chi è nel regime dei minimi se lo tiene per sé. Mi scuso per il modo improprio di esprimermi, ma rendo meglio l'idea con un esempio pratico: Un'Università deve confrontare due preventivi per decidere a chi affidare il rifacimento del proprio sito web; ipotizziamo che il preventivo di un nostro concorrente che si trova nel regime ordinario sia di € 2000 + IVA 21%, perciò l'Università dovrà sborsare € 2420,00 per il lavoro; ipotizziamo anche il nostro preventivo sia invece di € 2410,00 (noi "minimi" non applichiamo l'IVA quindi la cifra è già lorda). Non solo quindi quell'Università, se sceglie noi anziché il nostro concorrente, risparmia 10 euro, ma noi intaschiamo circa un quinto in più del nostro concorrente che svolgerebbe il medesimo lavoro. Non so se mi sono spiegato bene ma non è facile farlo in poche righe.
D) DETRAZIONE SPESE. Uno dei pochi vantaggi del regime ordinario credo che sia il fatto di potersi scalare le spese molte più spese rispetto al regime dei minimi, che non possono scalarsi quasi nulla.
RIASSUNTO
In sostanza, secondo me il regime dei minimi è senz'altro più conveniente rispetto al regime ordinario per le ragioni sopra esposte, e in particolare per:
- Chiunque venda servizi (e non beni) e ha poche spese per beni strumentali (che credo siano le uniche spese deducibili nel regime dei minimi).
- Chiunque abbia come cliente la Pubblica Amministrazione.
Voi che ne pensate?
Chiedendovi di perdonate la prolissità di questo post, ringrazio spAMP per il lavoro svolto e agli altri che vorranno contribuire alla discussione.
Pillone