11 Apr 2014, 05:08:17
Ciao Micheal,
benvenuto. Confermo riga per riga ciò che ha già ben scritto Stefano con dovizia di riferimenti.
Diciamo che il tuo sfortunatamente è un caso classico nel mercato del lavoro italiano. L'azienda vuole farti lavorare in forma subordinata senza però sostenere i relativi oneri, e perciò vuole gestire la collaborazione tra di voi come se si svolgesse tra due entità autonome (due aziende, insomma). Di conseguenza vuole farti aprire la partita IVA. Se poi non ti suggeriscono nemmeno di lavorare con un contratto a tempo determinato è chiaro.
Non è corretto, non è legale (già confermato da più sentenze nelle quali datori di lavoro sono stati poi costretti all'assunzione/indennizzo), ma è una pratica frequentissima e oggettivamente più che tollerata. E' il cosiddetto "popolo delle partite iva".
In una situazione di mercato del lavoro precario e contratto, è molto complesso consigliare cosa sia meglio fare: se subire una condizione di ingiustizia (ma invidiata da molti e che ti fa portare a casa qualche soldo), o cercare di contrastarla (rischiando di perdere pure quel lavoro).
Forse la cosa migliore è aprire una partita iva nel regime dei minimi o superminimi, valutando se è il caso di farlo come artigiano o meno (valutando le aliquote; c'è qualche differenza di cassa; ecc.; ma dalle cifre che hai detto direi che artigiano non conviene). E vedere il vaso mezzo pieno, più che mezzo vuoto. C'è una guida qui sul forum che può aiutarti, la trovi linkata a fondo pagina. Tieni conto che le imposte ridurranno gli introiti netti che hai calcolato, a meno che non abbiate concordato in qualche modo diverso con l'azienda.
Un commercialista, anche online, può aiutarti al meglio per farlo. Qua su oscon ci eravamo fatti fare vari preventivi appositamente, ti verrà a costare sui 3/400 euro all'anno, più o meno.
Comunque, per toglierti ogni dubbio in proposito: sulla base del tipo di lavoro che hai descritto l'azienda formalmente dovrebbe assumerti, punto. Ma non lo farà (mi si perdoni il cinismo pragmatico). E se dopo un periodo di lavoro subordinato riuscissi a imporlo per vie legali - cosa non semplice e non piacevole - lavorerai in un ambiente di lavoro invivibile. Certamente il lavoro descritto non ha alcun carattere occasionale.
L'unico vantaggio per te nell'avere partita IVA è che potrai avere liberamente anche altri committenti (ogni forma di accordo o contratto che ti facciano eventualmente firmare in senso contrario, altra pratica diffusa, è nullo). Questo vantaggio, in un mercato del lavoro flessibile e sano, può essere una interessante opzione da scegliere liberamente, ma quando diventa una costrizione ne risentono la giustizia, l'etica del lavoro e anche la coesione sociale.
Va anche detto che i costi per sostenere un lavoratore subordinato in Italia sono altissimi, non è - quindi - tutta colpa delle aziende, anzi. Il problema è l'imposizione fiscale più alta d'europa (specie se calcolata in senso comparato). Ma qui finiamo per parlare dei massimi sistemi...
Se hai dubbi scrivi pure,
J
benvenuto. Confermo riga per riga ciò che ha già ben scritto Stefano con dovizia di riferimenti.
Diciamo che il tuo sfortunatamente è un caso classico nel mercato del lavoro italiano. L'azienda vuole farti lavorare in forma subordinata senza però sostenere i relativi oneri, e perciò vuole gestire la collaborazione tra di voi come se si svolgesse tra due entità autonome (due aziende, insomma). Di conseguenza vuole farti aprire la partita IVA. Se poi non ti suggeriscono nemmeno di lavorare con un contratto a tempo determinato è chiaro.
Non è corretto, non è legale (già confermato da più sentenze nelle quali datori di lavoro sono stati poi costretti all'assunzione/indennizzo), ma è una pratica frequentissima e oggettivamente più che tollerata. E' il cosiddetto "popolo delle partite iva".
In una situazione di mercato del lavoro precario e contratto, è molto complesso consigliare cosa sia meglio fare: se subire una condizione di ingiustizia (ma invidiata da molti e che ti fa portare a casa qualche soldo), o cercare di contrastarla (rischiando di perdere pure quel lavoro).
Forse la cosa migliore è aprire una partita iva nel regime dei minimi o superminimi, valutando se è il caso di farlo come artigiano o meno (valutando le aliquote; c'è qualche differenza di cassa; ecc.; ma dalle cifre che hai detto direi che artigiano non conviene). E vedere il vaso mezzo pieno, più che mezzo vuoto. C'è una guida qui sul forum che può aiutarti, la trovi linkata a fondo pagina. Tieni conto che le imposte ridurranno gli introiti netti che hai calcolato, a meno che non abbiate concordato in qualche modo diverso con l'azienda.
Un commercialista, anche online, può aiutarti al meglio per farlo. Qua su oscon ci eravamo fatti fare vari preventivi appositamente, ti verrà a costare sui 3/400 euro all'anno, più o meno.
Comunque, per toglierti ogni dubbio in proposito: sulla base del tipo di lavoro che hai descritto l'azienda formalmente dovrebbe assumerti, punto. Ma non lo farà (mi si perdoni il cinismo pragmatico). E se dopo un periodo di lavoro subordinato riuscissi a imporlo per vie legali - cosa non semplice e non piacevole - lavorerai in un ambiente di lavoro invivibile. Certamente il lavoro descritto non ha alcun carattere occasionale.
L'unico vantaggio per te nell'avere partita IVA è che potrai avere liberamente anche altri committenti (ogni forma di accordo o contratto che ti facciano eventualmente firmare in senso contrario, altra pratica diffusa, è nullo). Questo vantaggio, in un mercato del lavoro flessibile e sano, può essere una interessante opzione da scegliere liberamente, ma quando diventa una costrizione ne risentono la giustizia, l'etica del lavoro e anche la coesione sociale.
Va anche detto che i costi per sostenere un lavoratore subordinato in Italia sono altissimi, non è - quindi - tutta colpa delle aziende, anzi. Il problema è l'imposizione fiscale più alta d'europa (specie se calcolata in senso comparato). Ma qui finiamo per parlare dei massimi sistemi...
Se hai dubbi scrivi pure,
J
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