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Forum fiscale di Oscon › Forum ufficiale di Oscon › Prestazioni occasionali › Problema: collaborazione con un'azienda, cosa mi consigliate?

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Modo discussione
Problema: collaborazione con un'azienda, cosa mi consigliate?
StudioDuchemino Offline
Moderatore ufficiale Oscon
Messaggi: 376
Discussioni: 67
Registrato: Mar 2014
#17
9 Apr 2014, 16:46:54
Michael Ha scritto:Una domanda:

Nel caso di un contratto di collaborazione occasionale con una azienda..contratto occasionale di per esempio 2 mesi ( con possibile rinnovo ) se il contratto si chiude dopo i 2 mesi e si riapre...per altri 2 mesi....per esempio compenso lordo primi 2 mesi = 3000 euro, secondo contratto = 2500 euro... essendo due contratti non continuativi e collegati tra loro...devo sempre andare alla gestione separata inps ?

Oppure per gestione separata inps = si intende un contratto singolo che non deve superare 5000 euro annuali ?

Grazie.





In questo testo/spiegazione tratto dalla normativa del sito INPS trovi la descrizione dettagliata del tuo dubbio e la soluzione.

"L’art. 44, c. 2 del D.L. 269/03, convertito in L. 326/03, ha disposto l’iscrizione alla Gestione Separata, a decorrere dal 1° gennaio2004, dei lavoratori autonomi occasionali, ma solo per redditi fiscalmente imponibili superiori a 5.000 euro nell’anno solare, considerando la somma dei compensi corrisposti da tutti i committenti occasionali.

Alla luce delle disposizioni dell’art. 2222 del Codice Civile sul contratto d’opera, si può definire lavoratore autonomo occasionale chi si obbliga a compiere, dietro corrispettivo, un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione, né potere di coordinamento del committente ed in via del tutto occasionale.

Rispetto alla co-co-co, a progetto e non, il lavoro autonomo occasionale si distingue quindi per:

la completa autonomia del lavoratore circa i tempi e le modalità di esecuzione del lavoro, dato il mancato potere di coordinamento del committente;
la mancanza del requisito della continuità, dato il carattere del tutto episodico dell’attività lavorativa;
il mancato inserimento funzionale del lavoratore nell’organizzazione aziendale.

Com’è noto il D.Lgs 276/03, disciplinando il campo delle collaborazioni coordinate e continuative, ha istituito la disciplina del progetto per quei rapporti lavorativi che superano i 30 giorni e/o i 5000 euro nel corso dell’anno solare con lo stesso committente.

A tal proposito il Ministero del Lavoro ha precisato che la disciplina del progetto non ha abrogato le disposizioni di cui all’art. 2222 e seg. del Codice Civile, per cui, anche qualora una prestazione lavorativa dovesse superare uno dei suddetti limiti, non necessariamente questo configurerebbe una collaborazione coordinata e continuativa a progetto o a programma, poiché si potrebbe essere semplicemente in presenza di uno o più contratti d’opera resi al committente (v. circ. 1 del 08/01/2004 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali).


BASE IMPONIBILE

I primi 5.000 euro annui costituiscono una soglia di esenzione dall’obbligo contributivo.

I redditi da lavoro autonomo occasionale sono fiscalmente classificati fra i “redditi diversi”, ai sensi dell’art. 67, c. 1, lett. l del TUIR.
L’art. 71, c. 2 del TUIR dispone che l’imponibile sia ricavato per differenza tra l’ammontare percepito nel periodo d’imposta e le spese specificamente inerenti alla loro produzione.



Quindi l’imponibile previdenziale è costituito dal compenso lordo erogato al lavoratore, dedotte eventuali spese poste a carico del committente e risultanti dalla fattura.


ADEMPIMENTI

I lavoratori interessati devono comunicare tempestivamente ai committenti occasionali il superamento della soglia di esenzione e, solo per la prima volta, iscriversi alla Gestione, a meno che non si tratti di collaboratori o soggetti assimilati già iscritti. Qualora tale soglia fosse superata col concorso di più compensi nello stesso mese, ciascun committente concorrerà in misura proporzionale, in base al rapporto fra il suo compenso ed il totale di quelli erogati nel mese, secondo la regola già esposta nella circ. 56/04 per l’aliquota aggiuntiva dell’1%, in vigore dal 2004 al 2006 (v. es. di calcolo in Aliquota aggiuntiva).


CONTRIBUTO, VERSAMENTO, DENUNCIA

Ai lavoratori autonomi occasionali si applicano le stesse regole già previste per i collaboratori coordinati e continuativi in materia di iscrizione, ripartizione del contributo, versamento e denuncia, nonché le regole generali in materia di aliquote, massimale ed accredito contributivo".

Fonte: https://www.inps.it/portale/default.aspx...=5649&p4=2
Avv. Stefano Duchemino

Studio Duchemino, studio legale a Torino.
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Jack Offline
Deus ex machina
Messaggi: 1.870
Discussioni: 95
Registrato: Jul 2007
#18
11 Apr 2014, 05:08:17
Ciao Micheal,

benvenuto. Confermo riga per riga ciò che ha già ben scritto Stefano con dovizia di riferimenti.

Diciamo che il tuo sfortunatamente è un caso classico nel mercato del lavoro italiano. L'azienda vuole farti lavorare in forma subordinata senza però sostenere i relativi oneri, e perciò vuole gestire la collaborazione tra di voi come se si svolgesse tra due entità autonome (due aziende, insomma). Di conseguenza vuole farti aprire la partita IVA. Se poi non ti suggeriscono nemmeno di lavorare con un contratto a tempo determinato è chiaro.

Non è corretto, non è legale (già confermato da più sentenze nelle quali datori di lavoro sono stati poi costretti all'assunzione/indennizzo), ma è una pratica frequentissima e oggettivamente più che tollerata. E' il cosiddetto "popolo delle partite iva".

In una situazione di mercato del lavoro precario e contratto, è molto complesso consigliare cosa sia meglio fare: se subire una condizione di ingiustizia (ma invidiata da molti e che ti fa portare a casa qualche soldo), o cercare di contrastarla (rischiando di perdere pure quel lavoro).

Forse la cosa migliore è aprire una partita iva nel regime dei minimi o superminimi, valutando se è il caso di farlo come artigiano o meno (valutando le aliquote; c'è qualche differenza di cassa; ecc.; ma dalle cifre che hai detto direi che artigiano non conviene). E vedere il vaso mezzo pieno, più che mezzo vuoto. C'è una guida qui sul forum che può aiutarti, la trovi linkata a fondo pagina. Tieni conto che le imposte ridurranno gli introiti netti che hai calcolato, a meno che non abbiate concordato in qualche modo diverso con l'azienda.

Un commercialista, anche online, può aiutarti al meglio per farlo. Qua su oscon ci eravamo fatti fare vari preventivi appositamente, ti verrà a costare sui 3/400 euro all'anno, più o meno.

Comunque, per toglierti ogni dubbio in proposito: sulla base del tipo di lavoro che hai descritto l'azienda formalmente dovrebbe assumerti, punto. Ma non lo farà (mi si perdoni il cinismo pragmatico). E se dopo un periodo di lavoro subordinato riuscissi a imporlo per vie legali - cosa non semplice e non piacevole - lavorerai in un ambiente di lavoro invivibile. Certamente il lavoro descritto non ha alcun carattere occasionale.
L'unico vantaggio per te nell'avere partita IVA è che potrai avere liberamente anche altri committenti (ogni forma di accordo o contratto che ti facciano eventualmente firmare in senso contrario, altra pratica diffusa, è nullo). Questo vantaggio, in un mercato del lavoro flessibile e sano, può essere una interessante opzione da scegliere liberamente, ma quando diventa una costrizione ne risentono la giustizia, l'etica del lavoro e anche la coesione sociale.

Va anche detto che i costi per sostenere un lavoratore subordinato in Italia sono altissimi, non è - quindi - tutta colpa delle aziende, anzi. Il problema è l'imposizione fiscale più alta d'europa (specie se calcolata in senso comparato). Ma qui finiamo per parlare dei massimi sistemi...

Se hai dubbi scrivi pure,
J Smiling
Oscon: il facsimile di contratto e prestazione occasionale! Smiling
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Michael Offline
Dottore Osconiano
Messaggi: 24
Discussioni: 3
Registrato: Apr 2014
#19
13 Apr 2014, 10:48:20 (Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 13 Apr 2014, 10:55:01 da Michael.)
Jack Ha scritto:Ciao Micheal,

benvenuto. Confermo riga per riga ciò che ha già ben scritto Stefano con dovizia di riferimenti.

Diciamo che il tuo sfortunatamente è un caso classico nel mercato del lavoro italiano. L'azienda vuole farti lavorare in forma subordinata senza però sostenere i relativi oneri, e perciò vuole gestire la collaborazione tra di voi come se si svolgesse tra due entità autonome (due aziende, insomma). Di conseguenza vuole farti aprire la partita IVA. Se poi non ti suggeriscono nemmeno di lavorare con un contratto a tempo determinato è chiaro.

Non è corretto, non è legale (già confermato da più sentenze nelle quali datori di lavoro sono stati poi costretti all'assunzione/indennizzo), ma è una pratica frequentissima e oggettivamente più che tollerata. E' il cosiddetto "popolo delle partite iva".

In una situazione di mercato del lavoro precario e contratto, è molto complesso consigliare cosa sia meglio fare: se subire una condizione di ingiustizia (ma invidiata da molti e che ti fa portare a casa qualche soldo), o cercare di contrastarla (rischiando di perdere pure quel lavoro).

Forse la cosa migliore è aprire una partita iva nel regime dei minimi o superminimi, valutando se è il caso di farlo come artigiano o meno (valutando le aliquote; c'è qualche differenza di cassa; ecc.; ma dalle cifre che hai detto direi che artigiano non conviene). E vedere il vaso mezzo pieno, più che mezzo vuoto. C'è una guida qui sul forum che può aiutarti, la trovi linkata a fondo pagina. Tieni conto che le imposte ridurranno gli introiti netti che hai calcolato, a meno che non abbiate concordato in qualche modo diverso con l'azienda.

Un commercialista, anche online, può aiutarti al meglio per farlo. Qua su oscon ci eravamo fatti fare vari preventivi appositamente, ti verrà a costare sui 3/400 euro all'anno, più o meno.

Comunque, per toglierti ogni dubbio in proposito: sulla base del tipo di lavoro che hai descritto l'azienda formalmente dovrebbe assumerti, punto. Ma non lo farà (mi si perdoni il cinismo pragmatico). E se dopo un periodo di lavoro subordinato riuscissi a imporlo per vie legali - cosa non semplice e non piacevole - lavorerai in un ambiente di lavoro invivibile. Certamente il lavoro descritto non ha alcun carattere occasionale.
L'unico vantaggio per te nell'avere partita IVA è che potrai avere liberamente anche altri committenti (ogni forma di accordo o contratto che ti facciano eventualmente firmare in senso contrario, altra pratica diffusa, è nullo). Questo vantaggio, in un mercato del lavoro flessibile e sano, può essere una interessante opzione da scegliere liberamente, ma quando diventa una costrizione ne risentono la giustizia, l'etica del lavoro e anche la coesione sociale.

Va anche detto che i costi per sostenere un lavoratore subordinato in Italia sono altissimi, non è - quindi - tutta colpa delle aziende, anzi. Il problema è l'imposizione fiscale più alta d'europa (specie se calcolata in senso comparato). Ma qui finiamo per parlare dei massimi sistemi...

Se hai dubbi scrivi pure,
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Grazie!!
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Michael Offline
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Registrato: Apr 2014
#20
19 Apr 2014, 11:05:46
Domanda: secondo voi è consigliabile aprire una partita IVA con un reddito pari a 13.000-15.000 euro annuali?

Ovviamente regime superminimo di partita IVA o minimo ( differenze ? )..ma che spese dovrei avere ?

Irpef ?
Inps ?
Commercialista ?
Inail ?

Calcolando un reddito annuale di 14.000 euro....alla fine il mio netto di guadagno in anno quanto sarebbe in media ?

Con un reddito di 1300-15.000 euro annuali...e consigliabile o sconsigliabile...perchè le spese sono più alte del guadagno netto ?
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glm2006ITALY Offline
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Registrato: Aug 2009
#21
19 Apr 2014, 11:09:42
Se apri p.iva come il sottoscritto cioè come "libero professionista senza cassa" (consulente informatico ed altri servizi legati all'informatica) con regime dei superminini

Tasse: imposta sostitutiva dell'IRPEF 5% (+ acconto del 99% ... praticamente paghi i 9,99%)

INPS: gestione separata 27,72% (+ acconto)
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Michael Offline
Dottore Osconiano
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Registrato: Apr 2014
#22
19 Apr 2014, 13:27:06
glm2006ITALY Ha scritto:Se apri p.iva come il sottoscritto cioè come "libero professionista senza cassa" (consulente informatico ed altri servizi legati all'informatica) con regime dei superminini

Tasse: imposta sostitutiva dell'IRPEF 5% (+ acconto del 99% ... praticamente paghi i 9,99%)

INPS: gestione separata 27,72% (+ acconto)

Però dopo c'e' l' obbligo di passare ad una partita iva normale cioè non superminima ?

Come reddito di tale collaborazione..mi tolgono il 20% di stipendio per ritenuta acconto + dovrò pagare il 3% di irpef che mi rimane da pagare ( perchè lordi prendo intorno 12.000 euro e rientro nel 23% irpef )

In totale dal mio stipendio attuale vanno in tasse il 23%.

----------------------

Non vorrei che se apro partita IVA..alla fine il mio guadagno netto sia più basso di ora...e ci perdo economicamente.
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glm2006ITALY Offline
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#23
20 Apr 2014, 10:05:11
Purtroppo.... l'ItaGlia è così... 8.(
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Michael Offline
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#24
20 Apr 2014, 11:14:59
glm2006ITALY Ha scritto:Purtroppo.... l'ItaGlia è così... 8.(


Appena supero i 5000 euro netti...contatto l' azienda così faccio una gestione separata inps.

Mi sembra per il mio caso la scelta migliore.
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