Ho un dubbio circa le prassi applicative delle leggi in tutela delle opere d'ingegno di carattere creativo e vorrei il vostro parere:
Nel codice civile si parla di come non possa essere sindacabile il contenuto rappresentato, ma solo il fatto di realizzare quel tipo di attività porta a dire che si tratta di opera d'ingegno di carattere creativo.
Nel campo della fotografia e in particolare per quella di matrimonio, un'associazione di professionisti cerca di capire la libertà artistica con il seguente interpello ministeriale:
risoluzione
Il ministero di fatto risponde nel classico modo ricordando la legge ed escludendo le opere architettoniche, l'industria cinematografica e la pubblicità commerciale, ma senza poter aggiungere altro.
Ma la risposta come viene interpretata?
Solo il fatto di rispondere in maniera non negativa ad una domanda che propone una limitazione nella tutela nell'arte della fotografia, offre il pretesto burocratico di limitare la fotografia nel suo contenuto e in quale contesto possa occuparsi suggerendo addirittura che l'arte fotografica non debba essere commissionata?
La cassazione dice che seppur commissionata anche un opera fotografica non smette di essere arte.
Resterebbero le altre limitazioni alla libertà artistica suggerite dall'associazione di professionisti? Mi chiedo ma tale interpretazione suggerita non è illegittima in quanto contraddice accordi internazionali "Convenzione di Berna" parte fondamentale della UE? Proprio in base alla Legge n.399 del 20 giugno 1978 successiva alla L. del 1941 l'unica limitazione che può essere posta all'elenco dell'art.2 non era circa la durata? A tal proposito chiarifica la sentenza della corte di giustizia europea C-145/10. Proprio tale sentenza non dice apertamente che non riconoscere lo status di arte e la sua protezione al ritratto fotografico su commissione (in italia chiamata fotografia semplice tra cui quella di matrimonio) è illeggittimo?
Quindi la limitazione ai diritti umani di tipo fiscale (
puoi fare arte ma sei punibile per averla fatta) suggerita dall'associazione di professionisti non cadrebbe? Proprio la fotografia di matrimonio su commissione a mio parere è un opera d'ingegno di carattere creativo?
Alla luce di tutto non significa che solo l'artista fotografo che sceglie di essere considerato professionista, commerciante o artigiano dovrà aprirsi partita IVA?
Il problema interpretativo è importante in quanto se resta potrebbe essere allargato ad altre forme d'arte per analogia e convenienza di chi controlla e non per legge!
Non avrebbe senso stabilire un tetto al di sopra del quale si debba passare da artista autore a artista professionista, artigiano o commerciante? Se si è scelto di consentire agli autori di scaricarsi forfettariamente i costi fino al raggiungimento di poco oltre i 50.000€, cosa che i politici superano di gran lunga, perchè non utilizzare quel tetto come sparti acque tra artisti privati e professionisti? Sempre se il problema fosse solo fiscale...
Il problema vero non sarà una censura fiscale applicata all'arte della fotografia e della cinematografia non industriale? Queste arti possono documentare abusi di potere, corruzione, frodi, malfunzionamenti, sprechi, abusi edilizi, suggerire chiavi di lettura differenti da quelle di propaganda e altre tradizionali forme di guadagno tipiche italiane?